Emergenza sanitaria mondiale

Coronavirus: studente minervinese in Cina “Noi italiani non sappiamo ancora quando torneremo”

ESCLUSIVA - La testimonianza di una nostra giovane concittadina in Cina per uno scambio culturale nella città di Qingyan a 800 km dal focolaio del virus

Attualità
Margherita sabato 01 febbraio 2020
di Francesco Delfino
Claudia Spineto la studente minervinese bloccata in Cina
Claudia Spineto la studente minervinese bloccata in Cina © n.c.

Claudia Spineto, studentessa di Minervino Murge del Liceo Linguistico di Trani al IV° anno, si trova in Cina per il progetto Intercultura. Sta vivendo certamente giorni critici come tutta la nazione che sta combattendo contro il Corona virus, l’influenza che può diventare letale e spaventa il mondo intero. La sua è una testimonianza serena e carica di speranza.

Sono in una citta chiamata Qingyuan, nel Guangdong a sud della Cina al confine con HongKong e Macao. Sono qui per un anno di scambio come studente con l'associazione AFS Intercultura”. La città si trova a circa 800 km da Wuhan, luogo dal quale si è acceso il focolaio influenzale presso un mercato di animali.

Le chiediamo subito se sta facendo le valigie per tornare in Italia: “Al momento aspettiamo i dettagli per il volo di ritorno. AFS sta lavorando per permettere ai 90 studenti italiani di tornare tutti insieme. Purtroppo il gruppo degli italiani è di gran lunga più numeroso di quello delle altre nazionalità e quindi l'organizzazione del viaggio di ritorno richiede più tempo. Ciò nonostante sappiamo per certo che lasceremo la Cina, ma entro le prossime settimane comunque, prima che gli aeroporti cinesi vengano chiusi del tutto. Non sappiamo quando, ma ci garantiscono il prima possibile

Gli studenti di altre nazionalità invece? “I rimpatri stanno avvenendo in questi giorni per tutti gli studenti. Al momento in Cina ci sono ancora Thailandesi, Sudamericani e ragazzi dell'Europa del nord. Non sono informata su date di partenza per gli altri studenti non italiani. Prima dell'allarme l'associazione si era già messa a disposizione di tutti quelli che avrebbero voluto lasciare la Cina perché non si sentivano al sicuro. Appena ricevuto l'allarme abbiamo ricevuto la notizia di evacuazione della Cina”.

Come si sta vivendo in Cina questa emergenza?

Ogni città è praticamente in congelamento. Gli spostamenti interni alla Cina sono davvero pochissimi e per salire su treni o aerei si fanno dei controlli, in caso di sintomi o febbre non si può viaggiare. A tutti i caselli autostradali per uscire o entrare in una città si ha la stessa modalità, ovvero controlli medici. Sui mezzi in città è obbligatoria la mascherina”.

E nella tua città in particolare?

La mia è una città tranquilla sotto questo punto di vista, abbiamo 6 infetti di cui 2 sono stati dimessi. Ciò nonostante la gente è comunque spaventata e attenta. La maggior parte delle attività commerciali è sospesa, la gente per strada è davvero poca rispetto a prima. Tutti indossano mascherine e guanti. La gente esce solo per fare la spesa praticamente”.

Quale messaggio vorresti lanciare per noi che in Italia seguiamo la vicenda con distacco ma anche con preoccupazione?

È vero che c'è l'emergenza e non bisogna sottovalutarla, ma credo che il virus non giustifichi gli episodi di razzismo e discriminazione che si stanno verificando nei confronti di gente asiatica. Inoltre invito a documentarsi da fonti attendibili perché sul web girano tante fake news. Io francamente spero in un miglioramento improvviso della situazione per continuare l'esperienza.”

Salutiamo e auguriamo il meglio per Claudia. Ma prima di lasciarci nel nostro dialogo ci fa leggere un testo che ha scritto come compito per la sua prof in Italia, in cui affronta la tematica legata proprio al razzismo che si sta scatenando contro la comunità cinese a seguito dell’espandersi del Corona virus. Testo che pubblicheremo domani sul nostro giornale.

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