L'analisi di Emmanuele Daluiso, Vice Presidente Euro*IDEES-Bruxelles

Economia della Bat, crolla il Pil tra il 2000 e il 2017

Sono stati eventi gravi che hanno inciso su una situazione economica e sociale già fragile, in via di deterioramento, ma gli anni più recenti evidenziano alcuni segnali moderatamente positivi

Attualità
Margherita sabato 27 ottobre 2018
di La Redazione
Economia e finanza
Economia e finanza © n.c.

La CGIL BAT, nei giorni 16 e 17 ottobre scorsi, ha tenuto il suo quarto congresso provinciale, nel corso del quale ha organizzato una tavola rotonda sul tema “Economia BAT: delocalizzazione, esternalizzazioni, qualità del lavoro e occupazione”. Nel corso della tavola rotonda sono stati presentati e discussi i risultati contenuti in un rapporto di ricerca commissionatami (ndr a Emmanuele Daluiso, Vice Presidente Euro*IDEES-Bruxelles) dalla stessa CGIL, che qui espongo in sintesi.

A voler sintetizzare in una battuta i risultati derivanti dalle analisi contenute nel rapporto di ricerca, potremmo dire che, dopo gli anni della Grande recessione e della crisi dell’euro, confusamente qualcosa si muove nella BAT. Sono stati eventi gravi che hanno inciso su una situazione economica e sociale già fragile, in via di deterioramento, ma gli anni più recenti evidenziano alcuni segnali moderatamente positivi.

Il quadro socio economico

Le analisi contenute nel rapporto di ricerca evidenziano un quadro socio-economico critico della provincia Barletta-Andria-Trani, sintetizzabile nella perdita di circa dieci punti percentuali di Prodotto Interno Lordo, cioè il valore della ricchezza prodotta, tra il 2000 e il 2017, più delle corrispondenti perdite registrate dalla Puglia e dal Mezzogiorno, e in un sensibile aumento dell’emigrazione, che ha concorso alla contrazione della popolazione residente negli ultimi tre anni.

Tuttavia, le analisi mostrano pure che negli ultimi anni il territorio della BAT ha evidenziato segnali di ripresa interessanti, più forti di quelli registrati per l’intero Paese.

Il distretto del tessile-abbigliamento

Partendo da questi risultati di sintesi, sono state indagate le cause che hanno in qualche modo influito sul forte deterioramento dell’economia locale ed è stato evidenziato che la specializzazione manifatturiera in settori cosiddetti maturi, quale quello della moda, probabilmente è tra le principali cause.

Nel rapporto si esaminano altri territori, storicamente avente una specializzazione tipo quella della BAT, ed emerge che tali territori hanno messo in moto strategie tese o alla innovazione di prodotto e organizzativa (come nei casi di Biella e Prato) o alla diversificazione produttiva verso settori a più alto livello tecnologico (come nei casi di Como, Treviso, Macerata), salvaguardando in tal modo il tasso di occupazione, che è rimasto sopra la media nazionale.

La BAT al riguardo sembra stia seguendo un approccio misto: prioritariamente, un forte processo di innovazione di prodotto e organizzativa incentrata sulla qualità del tessile-abbigliamento-calzaturiero; secondariamente un processo, meno intenso, rivolto a diversificare il panorama produttivo locale, in particolare verso l’agroalimentare, la chimico-plastica e la farmaceutica.

L’alto tasso di disoccupazione

Questo approccio misto che caratterizza l’evoluzione del sistema manifatturiero locale, tuttavia, non sembra essere pervasivo sull’intero tessuto economico locale, che presenta un tasso di occupazione in ripresa nel 2017, ma strutturalmente e sensibilmente sotto la media nazionale (42,4% contro il 58%) e un tasso di disoccupazione quasi triplo rispetto a quello del Nord (18% circa, contro il 6,9%).

Il tasso di inattività della popolazione nel 2017 ha sfiorato il 60%, dieci punti sopra la media nazionale.

La scarsa apertura internazionale

Altro aspetto rilevante dell’economi locale messo in luce dal rapporto è quello dell’apertura internazionale, che si presenta relativamente bassa. L’export, pur in forte crescita a partire dal 2010, rappresenta meno del 10% dell’economia locale, contro il corrispondente 26% nazionale e il 34% dell’Unione europea.

Il processo di terziarizzazione

Come tutto l’occidente industrializzato, anche la BAT ha vissuto un processo di terziarizzazione dell’economia, durante gli ultimi decenni. Attualmente il settore dei servizi, come emerge dal rapporto di ricerca, rappresenta il 76% circa del valore aggiunto dell’economia locale, contro un corrispondente 71% nazionale, con uno sbilancio che lascia intravvedere un terziario locale con problemi di produttività. In effetti tra il 2010 e il 2015 il livello di produttività del lavoro nel settore dei servizi ha presentato un trend negativo, a fronte di un corrispondente trend positivo nell’industria e nell’agricoltura.

La vita breve delle impese e la scarsa capacità innovativa

Un’altra causa delle difficoltà economiche strutturali dell’economia locale può essere ricondotta alle difficoltà di sopravvivenza delle imprese, che evidenziano la rilevanza del tema della successione imprenditoriale. Secondo i dati riportati nel rapporto di ricerca, nella BAT l’occupazione nelle imprese con oltre 15 anni di vita rappresenta una percentuale molto sotto la media nazionale (44,5% contro 58,5%).

Alla vita delle imprese relativamente breve è associata la scarsa capacità d’innovazione delle stesse, che presentano una scarsa diffusione della banda larga e una scarsa capacità di produrre brevetti.

Le potenzialità del turismo

Nel settore dei servizi emerge una certa capacità di crescita del settore turistico, le cui potenzialità sono soprattutto legate ai beni storico-culturali-ambientali presenti sul territorio: attualmente la BAT si colloca al 13° posto delle province italiane per indice di attrazione culturale dei beni di proprietà statale (Castel del Monte, Castello Svevo di Trani, Palazzo Sinesi a Canosa di Puglia, Antiquarium e zona archeologica di Canne della Battaglia). Castel del Monte rientra tra i primi 30 beni più visitati in Italia.

Delocalizzazioni, esternalizzazioni, qualità del lavoro

Un obbiettivo specifico della ricerca qui presentata è stato quello di verificare se i processi di delocalizzazione e di esternalizzazione che caratterizzano l’attuale fase di globalizzazione dell’economia abbiano avuto una qualche influenza nel determinare la crescita economica e l’occupazione anche a livello locale.

I dati presi in esame nel rapporto di ricerca evidenziano che il fenomeno della delocalizzazione, in particolare verso l’estero, non è un fenomeno molto presente nella BAT: si stimano meno di un centinaio di imprese che hanno ricorso alla delocalizzazione come strategia di crescita aziendale, un dato che in termini relativi è molto sotto la media nazionale. Più diffuso è invece il fenomeno delle esternalizzazioni che interessa circa i due terzi delle imprese con tre e più addetti, prevalentemente orientate in ambito nazionale.

A fronte di questi fenomeni, occorre sottolineare che le imprese del territorio, in particolare quelle manifatturiere, devono affrontare la concorrenza dei paesi emergenti.

Nella struttura dell’occupazione emerge una quota rilevante, rispetto alla media nazionale, di lavoratori indipendenti, così come rilevante è il lavoro a tempo parziale, che interessa il 43% del lavoro dipendente contro il 28% della media nazionale. Si tratta di una forma di lavoro sostanzialmente esplosa negli anni più recenti con un incremento di oltre il 50%.

Poco rilevante è nella BAT la presenza di figure legate a funzioni aziendali di più elevato valore aggiunto. Molto diffuso è il lavoro delle collaborazioni occasionali così come quello di partite IVA non iscritte ad albi professionali.

Il mercato del lavoro locale sembra dunque riflettere la fragilità del sistema produttivo, con imprese che devono affrontare la concorrenza di imprese nazionali, ma anche quella di paesi esteri, in particolare di quelli emergenti con costi di produzione più bassi.

Irregolarità in materia di lavoro e legislazione sociale

Il 2017 ha rappresentato un anno importante in tema di vigilanza in materia di lavoro e legislazione sociale. In quest’anno è stato realizzato il primo Rapporto realizzato dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro, l'Agenzia unica per le ispezioni del lavoro, istituita ai sensi del Decreto legislativo n. 149/2015, dal 14 settembre 2015.

Il rapporto di ricerca della CGIL BAT riporta i risultati per il 2017 dei controlli effettuati dagli ispettori del lavoro, da cui emergono la dimensione concreta assunta dai fenomeni del lavoro sommerso ed irregolare nell’attuale mercato del lavoro e l’effettiva tipologia ed articolazione delle fattispecie illecite oggetto di esame nei diversi ambiti geografici.

I dati riepilogativi nazionali evidenziano che nel 2017 sono state ispezionate oltre 160 mila aziende, di cui circa 2/3 sono risultate irregolari, per un numero di oltre 252 mila lavoratori risultati irregolari, di cui 48 mila totalmente in nero, cioè quasi il 20% dei lavoratori irregolari. Il numero dei lavoratori irregolari nel 2017 è risultato, per altro, in sensibile aumento rispetto al 2016 (+36%).

Per quanto riguarda gli interventi ispettivi, oltre 122 mila hanno riguardato la vigilanza lavoro, oltre 24 mila la vigilanza previdenziale e circa 14 mila la vigilanza assicurativa.

I dati relativi alla BAT evidenziano che le irregolarità presentano un valore percentuale appena sopra il valore medio nazionale.

Le categorie merceologiche in cui la percentuale di irregolarità, rispetto alle ispezioni effettuate, risulta più accentuata sono:

• Fornitura di acqua; reti fognarie, attività di gestione dei rifiuti e risanamento (100%);

• Attività finanziarie e assicurative (100%);

• Attività artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento (83,3%);

• Trasporto e magazzinaggio (82,5%);

• Costruzioni (75,5%);

• Servizi di informazione e comunicazione (75%);

• Attività dei servizi di alloggio e di ristorazione (68%);

• Sanità e assistenza sociale (66,7%).

Prospettive future

Nella parte conclusiva del rapporto di ricerca vengono esposte alcune linee di policy, che potrebbero supportare una strategia di sviluppo più lungimirante, intese sia a incidere sui processi innovativi e di diversificazione delle imprese e sulla qualificazione della manodopera che a incidere sulla qualità del contesto territoriale e sulla offerta di servizi da parte della pubblica amministrazione, utilizzando al meglio le risorse della programmazione comunitaria.

A tal fine, l’impegno profuso dai sindacati in questi ultimi anni nel promuovere protocolli d’intesa finalizzati a migliorare la capacità delle amministrazioni locali di accesso ai fondi comunitari e nazionali e introdurre clausole sociali per la qualità e la sicurezza del lavoro negli appalti pubblici dovrebbe essere esteso a tutte le amministrazioni locali, soprattutto in una logica di cooperazione inter-istituzionale e di partenariato pubblico-privato, così come previsto dalla normativa europea sul partenariato economico e sociale.

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