Eventi improvvisi e dolorosi come lutti, malattie, separazioni e divorzi

Restituiamo l'infanzia ai bambini: come affrontare situazioni critiche

Le riflessioni di Daniela Sannino e Antonio Di Gioia, psicologi e psicoterapeuti

Attualità
Margherita giovedì 30 settembre 2021
di La Redazione
bambini
bambini © n.c.

La famiglia è un sistema in costante trasformazione e passa attraverso degli stadi di sviluppo. Si evolve cambiando, tappa dopo tappa, per adattarsi a situazioni nuove, così da mantenere continuità nel tempo ed assicurare la crescita dei suoi membri. Ogni tappa della vita della famiglia è determinata da eventi critici e da compiti di sviluppo, che segnano il passaggio da una fase evolutiva all’altra.
Ad ogni evento critico corrispondono nuovi compiti che i membri della famiglia devono svolgere per la propria crescita. Ciascun evento critico genera cambiamento e mette in discussione l’equilibrio che la famiglia aveva trovato, spingendo i componenti a trovare nuove forme di relazione reciproca che siano adeguate alla nuova situazione. La transizione implica il raggiungimento di un obiettivo: un compito di sviluppo, cioè un ruolo nuovo da parte dei membri, delle competenze per portarlo avanti, nuove relazioni da instaurare.

Ogni cambiamento implica non solo la famiglia coinvolta ma anche le generazioni passate e future, i rapporti con le famiglie d'origine dei due genitori. Ci sono eventi critici che ricadono nella norma, come le nascite e i matrimoni, e ci sono eventi imprevedibili che scuotono il sistema familiare, come separazioni e perdita di lavoro.
“Il ruolo genitoriale è tra i più complicati da affrontare e gestire” afferma la dottoressa Daniela Sannino, psicologa e psicoterapeuta familiare. “Non esistono regole oggettive e spesso le occasioni della vita pongono uomini e donne davanti a situazioni complesse che gravano sul rapporto con i propri figli”. Gli impegni quotidiani, la vita frenetica, la reperibilità h24 sul lavoro o eventi imprevedibili che causano un vero e proprio crollo emotivo scuotono il sistema familiare e questi fanno sì che, a volte, i ruoli si capovolgano e che siano i figli a dover badare ai genitori e alla gestione della relazione. Ci chiediamo se sono i figli che proteggono i genitori più di quanto questi ultimi facciano con loro? Sono i bambini che per natura e compito evolutivo proteggono i genitori, fanno di tutto affinché mamma e papà possano star bene, in modo da poter chiedere ed ottenere l’accudimento necessario per vivere e costruire legami sani di dipendenza.

Ci si può trovare di fronte a situazioni più gravi in cui i bambini o i ragazzi hanno di fronte un adulto che vive un momento di fragilità e di disagio, a causa di eventi improvvisi e dolorosi come lutti, malattie, separazioni e divorzi, chiusi nel loro mondo e con disagi emotivi anche per tempi lunghi, in situazioni per cui l'unico contatto con il mondo esterno è permeato da depressione e tristezza o rabbia e aggressività. Ne deriva che il minore rimane sopraffatto e vede il genitore come la prima persona che necessita del suo aiuto.

“Fronteggiare situazioni simili porta a conseguenze critiche nella fase di passaggio nelle diverse fasi del ciclo evolutivo della famiglia” continua la psicoterapeuta. “Il bambino che ha dovuto prendersi cura del genitore, in alcuni casi, diventa una persona particolarmente ansiosa, spaventata, potrà soffrire attacchi di panico, potrà avere difficoltà nelle relazioni adulte”. Ciò accade quando si lascia il minore di fronte a responsabilità molto più grandi di quanto la propria età possa sopportare. “Il carico emotivo diventa enorme e pesante e le conseguenze arrivano con gli anni”. Per quanto un bambino possa sembrare responsabile è pur sempre un bambino, incapace di sopportare responsabilità gravose. Ed è nei primi anni di vita che si costruisce e si fortifica la fiducia in se stessi e lo sviluppo della personalità.

“Ricevere accudimento e attenzione necessaria fortifica anche di fronte a difficoltà che non sempre incidono sulla crescita ma è bene sapere che affidarsi ad uno specialista non è mai un segno di debolezza ma, al contrario, di grande responsabilità e amore verso i propri cari” spiega il dott. Antonio Di Gioia, psicologo e psicoterapeuta. “Nel momento in cui si comprende che è impossibile trovare da soli la forza necessaria, affidarsi ad un esperto può salvare da conseguenze future”.

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