Le parole del dirigente del CPIA Bat

1° settembre, la lettera di inizio anno di Paolo Farina: «Cara, vecchia e sempre giovane Scuola»

«Questo è un anno quanto mai speciale: il terzo sfregiato dalla pandemia, ma il primo che ci vede tornare alle preziose e insostituibili lezioni in presenza. Ce la metteremo tutta, useremo tutte le precauzioni»

Attualità
Margherita mercoledì 01 settembre 2021
di La Redazione
prof. Paolo Farina
prof. Paolo Farina © AndriaLive

Sentimenti diversi si sono incontrati questa mattina in tante scuole d'Italia: il 1° settembre inizia il nuovo anno scolastico e Paolo Farina, dirigente del CPIA Bat, ha scritto una lettera per un ritorno particolare.

«Cara Scuola, ci risiamo. Si riparte.

Ancora un anno, il trentesimo per quanto mi riguarda, il secondo da dirigente del CPIA BAT, ma per tanti di noi, in diversa veste, il primo anno di servizio o il primo anno di ritorno, da adulti, tra i banchi.

È questo il tuo segreto: ogni anno, è un anno nuovo. Sei sempre la stessa eppure sempre ti evolvi, cara, vecchia e sempre giovane Scuola.

Questo poi è un anno quanto mai speciale: il terzo sfregiato dalla pandemia, ma il primo che ci vede tornare alle preziose e insostituibili lezioni in presenza. Ce la metteremo tutta, useremo tutte le precauzioni che è umanamente possibile assumere, ma che bello che si torni a guardarsi occhi negli occhi …almeno questo le mascherine non ce lo possono togliere!

Voglio dirti che ti sono grato: come uomo e come cittadino. Come uomo, sei stata tutta la mia vita e ti devo tutto. Come cittadino, sono consapevole di quanto il tuo contributo abbia fatto l’Italia.

Sì, molto più che i fucili e i cannoni, molto prima che con pur necessarie scelte politiche ed economiche, l’Italia è stata fatta dai maestri che hanno insegnato a leggere e scrivere, dai prof che hanno trasmesso i fondamenti del sapere, che ci hanno insegnato Dante ed Einstein, Giotto e Cartesio, Alda Merini, Maria Montessori e Rita Levi Montalcini.

Sono soprattutto loro che ci hanno insegnato il gusto della libertà, il valore dei diritti, il profumo della conoscenza, la bellezza del rispetto reciproco.

Per questo, ti dico grazie e per dirlo a te non posso che rivolgerlo a tutta la comunità educante. Ringrazio tutti: i docenti, il personale non docente, gli studenti, le loro famiglie e persino la macchina burocratica che tanto ci fa penare, ma della quale non possiamo fare a meno.

Che sia un anno nuovo. Che sia un anno bello. Che sia un anno tutto nostro. Libero da ciò che ci ha costretti a casa.

E che sia un anno in memoria di quelle donne e di quegli uomini di scuola che, in pandemia, hanno perso la vita. Per loro e per tutte le altre vittime, ti auguro buon anno, cara, vecchia e sempre giovane Scuola».

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