La lettera a Emiliano

Abolire intramoenia, Medici Cimo-Bat: «La proposta di Amati è pura demagogia»

Si vorrebbe abolire l'intramoenia per ridurre le liste d'attesa: «Senza l’intramoenia le strutture pubbliche non potrebbero più contare su 1,15 miliardi di ricavi»

Attualità
Margherita giovedì 05 aprile 2018
di La Redazione
Il dott. Luciano Suriano
Il dott. Luciano Suriano © n.c.

Ha suscitato scompiglio nel mondo della sanità la proposta del consigliere Amati, firmatari anche Colonna, Cera e Mennea, di abolire l'intramoenia come soluzione alle lunghe liste di attesa, per alcune specialità, nella sanità pubblica.

A questa proposta ha replicato duramente il segretario del Sindacato dei Medici Cimo-Bat, dott. Luciano Suriano, affidando a una lunga lettera aperta, indirizzata al governatore Emiliano, diverse considerazioni:

«“Se i tempi di attesa in sanità sono nettamente diversi tra prestazioni istituzionali e attività libero professionale, il rimedio è la sospensione dell’attività libero professionale” Questa disposizione è il fulcro di una proposta di legge depositata da alcuni consiglieri del PD Fabiano Amati, Enzo Colonna, Napoleone Cera e Ruggiero Mennea.

Carissimi consiglieri, oseremmo dire che si tratta di pura demagogia e forse dell’ennesima operazione di marketing politico per il partito che rappresentate, di certo per recuperare una credibilità ormai ai minimi storici rispetto ad una Sanità, quella Pugliese, lacerata e per alcuni aspetti allo sbando più totale.

Il consigliere Amati, primo firmatario della proposta di Legge, è Consigliere Regionale pugliese da svariati anni. Perché propone solo ora di abolire l’intramoenia? Si è svegliato dopo un lungo letargo? Non si è accorto nel frattempo di cosa è successo alla Sanità pugliese? E cosa dire della tragedia delle piante organiche razionate e ormai al lumicino? E degli attuali Ospedali Pugliesi fuori dagli standard del DM 70/2015 ?

Ricordiamo che la libera professione svolta dal medico dipendente al di fuori del proprio orario di lavoro, è consentita da una legge dello Stato, “il decreto Balduzzi del 2012”, e che lo stesso Ministro della Salute ha sempre frenato saggiamente una tale idea già promossa dal PD in altre occasioni (PD Toscano), ammettendo che l’intramoenia non va abolita, ma regolata e messa a sistema.

Lo stesso dicasi di tutte le diverse associazioni di medici e quasi tutte le organizzazioni sindacali di categoria, che con forza hanno ribadito la loro contrarietà alla abolizione della libera professione medica, con motivazioni valide che dimostrano in pieno l’assoluta estraneità dell’Alpi rispetto alla problematica liste d’attesa.

Togliere ai medici la possibilità di svolgere la libera professione vuol dire rischiare di veder uscire dalle nostre strutture pubbliche i più bravi e capaci. L’intramoenia può essere disciplinata, normata ma non certo abolita perché fa parte della libertà di essere medici e le liste d’attesa non si allungano certo a causa di essa.

La libera professione è diventata per politici del PD pugliese una vera ossessione senza minimamente pensare alle vere problematiche della Sanità pugliese che sono di altro genere.

Confinare nelle mura del settore pubblico elevate competenze professionali significa aprire praterie per l’iniziativa privata e non calmierare di certo i prezzi. Il risultato di tale operazione è una società duale, una povera per i poveri, l’altra per chi può permettersi di pagare.

Senza l’intramoenia le strutture pubbliche non potrebbero più contare su 1,15 miliardi di ricavi, questo è il dato italiano del 2016 e anche la Sanità Pugliese risentirebbe di questa ulteriore perdita in un momento così economicamente difficile.

Se si vuole modificare la libera professione, si riaprano i contratti di lavoro e li si finanzi in modo adeguato. Libera Professione dei dirigenti medici pubblici (Alpi) significa lavoro extraorarioche il medico può decidere di fare o no… Se no… dedicherà il suo tempo libero ad altro…

Un piccolo particolare che sfugge al Consigliere Amati: i contratti di lavoro del pubblico impiego, e quindi anche quello dei medici dipendenti, non vengono rinnovati da 9 anni. Ciò ha provocato un netto calo della redditività dei medici stessi (come di tutti i lavoratori dipendenti).

C’è da chiedersi se non si finanziano i contratti, se non si completano degli organici medici sostituendo pienamente i pensionati , se non si modificano le condizioni di lavoro e la carriera dei medici dipendenti, come si può pensare che si possa distruggere la libera professione dei medici dipendentisenza riscrivere totalmente le regole di attività e in particolare senza affrontare in modo organico e strutturato l’enorme problema della crescente richiesta delle prestazioni ambulatoriali.

La libera professione dei medici rappresenta meno dell’8% dell’attività ambulatoriale del Ssn e non supera lo 0,4% dell’attività di ricovero. Francamente, anche in termini di logica matematica, non si capisce come la sua abrogazione possa determinare l’azzeramento delle attese dei pazienti

Le liste d'attesa sono una caratteristica strutturale di tutti i sistemi sanitari pubblici ove i pazienti non sono chiamati a pagare la prestazione di tasca propria ed il tempo di accesso ai servizi e non la disponibilità a pagare, ha il ruolo di trovare un equilibrio tra domanda ed offerta. I tempi d'attesa rappresentano il risultato di fenomeni complessi quali la disponibilità di tecnologie diagnostiche e di terapie sempre più sofisticate, il cambiamento demografico ed epidemiologico in atto con l'aumento di malattie ad andamento cronico che richiedono frequenti controlli clinici, la crescente domanda di salute legata alla maggiore informazione e consapevolezza dei cittadini, ma anche l'influenza che su di essi esercita lo sviluppo di un (super) mercato della salute, esterno al SSN, che marcia indisturbato a grandi passi verso il trionfo inflazionistico della medicina e della medicalizzazione pervasiva della società.

Le leggi vigenti garantiscono il diritto dei medici a esercitare una professione liberale e il diritto del cittadino di scegliersi un medico di propria fiducia in un periodo critico della sua vita. Il SSN offre i servizi, la singola prestazione chirurgica o diagnostica, ma non può sempre garantire quale medico la eseguirà, per ovvi motivi organizzativi, resi ancora più critici dal sistematico definanziamento del SSN che ha caratterizzato questi anni di crisi economica.

La libera professione permette questa scelta, rappresenta, a ben guardare, un valore aggiunto per le Aziende e la possibilità per gli utenti di acquisire prestazioni diagnostiche e terapeutiche sicure e di qualità, in quanto garantite dal SSN.

La libera professione, piuttosto, contribuisce a contenere il fenomeno delle liste d'attesa permettendo l'accesso ad un canale sostenuto dal lavoro aggiuntivo dei professionisti, a costi calmierati e ad imposizione fiscale certa. Inoltre, essa rappresenta per le Aziende sanitarie una delle possibilità per acquisire con proprio personale prestazioni aggiuntive a quelle istituzionali, anche in regime di ricovero, intercettando ed introitando denaro che altrimenti andrebbe ad alimentare il settore privato.

Pensare quindi che quello della libera professione sia il meccanismo principale che impedisce agli ammalati l'accesso equo ai servizi è certamente fuorviante.

I Medici hanno reiteratamente proposto ai politici, soluzioni al problema spesso trascurate o addirittura snobbate :

1 - incentivare il ricorso all'istituto della produttività aggiuntiva nell'ambito di accordi contrattuali aziendali che coinvolgano tutto il personale;
2 - estendere ai programmi di abbattimento delle liste d'attesa i benefici fiscali e contributivi previsti per l'incremento della produttività nel privato;
3- trasformare i ticket pagati dai cittadini in una risorsa aggiuntiva da utilizzare per l'abbattimento delle liste d'attesa, non sottraendola al finanziamento ordinario destinato alle Regioni;
4 - prevedere specifiche incentivazioni per l'erogazione dei servizi in orari serali e prefestivi.

Ovviamente, si dovrebbe intervenire anche sul versante della domanda migliorandone l’appropriatezza e il governo su classi di priorità.

La realtà, gentilissimo consigliere Amati, è che tutti i Dirigenti medici e sanitari del SSN sono stanchi di questo andazzo. Sono stanchi di essere considerati delle macchine utili solo alla produzione indistinta di prestazioni sanitarie, sono stanchi di far fronte con una flessibilità estrema delle loro condizioni di lavoro e al calo drastico delle risorse. Altro che visione etica della sanità come da Lei prospettata in questa proposta di legge regionale.

I medici dipendenti trovano nell’attività libero professionale quell’autonomia e quella gratificazione professionale che oggi le Asl mettono in discussione.

É evidente, in definitiva, il rischio di regalare al privato, che si sta attrezzando con prestazioni low cost, quote economiche importanti contribuendo ancor di più al definanziamento della sanità pubblica tali da impedire a medici pubblici dotati di elevate conoscenze professionali e sofisticate capacità tecniche di stare sul mercato.

Una politica cieca fatta di assenza di competenze non può durare. In fondo al tunnel, caro Consigliere Amati, c’è solo il buio di un SSN povero per i poveri».

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