Ambiente

Pescherecci agli ormeggi, via al fermo biologico

Da oggi fino al 10 settembre stop alle attività da Manfredonia a Bari

Attualità
Margherita lunedì 31 luglio 2017
di La Redazione
Un peschereccio
Un peschereccio © n.c.

Riparte il fermo biologico della pesca, con il blocco delle attività della flotta da pesca italiana nell’Adriatico.

Rispetto agli scorsi anni il blocco varrà da Trieste ad Ancona e da Manfredonia a Bari per 42 giorni, dal 31 luglio fino al 10 settembre, mentre nel tratto da San Benedetto e Termoli si potrà continuare a pescare, fino al 28 agosto, quando scatterà il periodo di riposto per questa zona, che durerà fino all’8 ottobre.

Il provvedimento si rende necessario per salvaguardare il ripopolamento delle specie ittiche, sempre più stressate dalla pesca intensiva. Ma Coldiretti Impresapesca contesta questo assunto: per l'associazione di categoria, «l’attuale format del fermo pesca, inaugurato 30 anni fa, ha ampiamente dimostrato di essere inadeguato, poiché non tiene conto del fatto che solo alcune specie ittiche si riproducono in questo periodo, mentre per la maggior parte delle altre si verifica in date differenti durante il resto dell’anno».

Da qui la proposta «di differenziare il blocco delle attività a seconda delle specie, mentre le imprese ittiche potrebbero scegliere ciascuna quando fermarsi in un periodo compreso tra il 1° luglio e il 30 ottobre».

«Con il fermo pesca aumenta il rischio – denuncia Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia - di ritrovarsi nel piatto per grigliate e fritture prodotto straniero o congelato. Il settore soffre la concorrenza sleale del prodotto importato dall’estero e spacciato come italiano, soprattutto nella ristorazione, grazie all’assenza dell’obbligo di etichettatura dell’origine.

Ad oggi, infatti, l’unico strumento per invertire la crescente dipendenza italiana dall’importazione, che ha superato il 76 per cento è rappresentato dall’acquacoltura, che invece viene penalizzata dalla mancanza di certezze e da una grave assenza di norme che ne consentano lo sviluppo».

Per effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo il consiglio di Coldiretti Impresapesca è, dunque, di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze da preferire sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta).

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